"Ho fatto in modo
che la scuola
non interferisse
con la mia istruzione."
(M. Twain
)


“E’ importante buttar giù.
L’ispirazione è lavorare.
Le migliori idee vengono scrivendo.”
(Pier Vittorio Tondelli)

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Non credo sia esagerato o addirittura pleonastico definire l'attività letteraria di Rossella Luongo aderente ad una veduta e ad un comportamento marcatamente eclettico, inteso anche nel senso classico del termine, che come sappiamo si riferisce ad una ben determinata corrente filosofica dell'antica Grecia. Il suo eclettismo si manifesta dunque in due categorie letterarie che, spesso, in un autore si pongono su due diversi piani di interesse e di rendimento: mi riferisco alla poesia e alla narrativa. (...) Non è questo il caso di Rossella Luongo, autrice avellinese che in questi ultimi anni ha dimostrato una sempre crescente qualità letteraria, riuscendo a collocarsi tra i nomi più autorevoli dell'attuale panorama culturale, non solo regionale, ma addirittura nazionale. In lei, infatti, convivono, sì, i due aspetti creativi e fattivi del filone letterario, la poesia e la narrativa, ma vi convivono certamente in modo alto, significativo e, soprattutto, ambivalente, nel senso che nessuna delle due "propensioni" ha il sopravvento sull'altra, il che porta a definire la nostra autrice indifferentemente poetessa e/o scrittrice. (...) Ora dunque le due "direttrici" letterarie non potevano non sortire in una contemporanea pubblicazione, e di poesia e di narrativa: da una parte abbiamo "Passaggi di piccole cose", e dall'altra "Borderline". (leggi tutto)
Giuseppe Vetromile dal Blog del CLA e Pevet word press, 8 febbraio 2011

(...) Cifra essenziale di questo libro (Passaggi di piccole cose, Joker ed., 2011) è quella di una poesia neolirica, effusione degli stati d’animo dell’autrice, che si esprime attraverso una poetica apparentemente semplice, ma che sottende una sua complessità per le scelte lessicali e la forma dei sintagmi, con i quali si realizza sulla pagina.(...) Il tono è spesso elegiaco, attraverso sentite descrizioni naturalistiche e si avverte fortemente il senso del divenire in un fluire eracliteo delle cose. E’ presente spesso l’aurea di una quotidianità sublimata, che si mescola a quello dell’epica del quotidiano. (leggi tutto)
Raffaele Piazza, dal sito Vico Acitillo, 8 febbraio 2011

(...) Nello sviluppo architettonico del libro (Canti metropolitani, Samuele ed., 2009) , a un verso graffiante, duro e metropolitano, si sostituisce un canto ingentilito, a tratti sommesso, fatto di vento e grumi di senso sciolti sulla punta della penna, come groppi in gola. Sono questi forse gli esiti migliori, dove una lingua controllata e tesa si carica dell’energia vitale che sgorga dal profondo. (leggi tutto)
Luca Benassi, dal mensile "Noi Donne", 8 novembre 2011

Il tuo libro (Canti metropolitani, Samuele ed., 2009) è interessante, ti auguro di continuare con successo il tuo percorso creativo; a presto"
Bruno Galluccio, da una corrispondenza privata, 3 settembre 2011

Ciao Rossella, ho letto i tuoi testi (inediti), mi è piaciuta soprattutto la serie "é difficile ma succede" e dei Canti metropolitani (Samuele ed., 2009) la sezione su tuo padre. Noto comunque negli inediti un tono più assorto e concentrato, come tu inseguissi nel paesaggio una musica segreta, e mi sembra questa anche una svolta nella tua poesia. Carissima, spero a presto, intanto un abbraccio.
Claudio Damiani, da una corrispondenza privata, 31 luglio 2011

Ho letto subito i suoi racconti (Latte acido e altri racconti), con molta partecipazione e ammirazione. Il primo, il più ampio (Latte acido) è molto bello per l'intensità della scritura e per la capacità eccezionale nel cogliere i personaggi, sia i due fondamentali, sia quelli di contorno. Ella sa esprimere nel modo migliore la ventura della vita lungo il tempo e gli spazi. Bene riusciti sono anche "Delizia ai lamponi" e "Fireworks" (...)
Giorgio Bàrberi Squarotti, da una corrispondenza privata, 24 giugno 2011

Alcune poesie inedite dell'Autrice e relativi commenti, per leggere e postare clicca il link del Blog
Giuseppe Vetromile, dal Blog Transiti Poetici, 21 giugno 2011

Ciao Rossella ho letto il tuo libro in treno (Ipotesi di contrasto, Perrone ed., 2010), mi piace il tuo slancio nelle immagini, la libertà che hai, complimenti.
Claudio Damiani
, da una corrispondenza privata, 8 febbraio 2011


Veramente bella la tua lirica "L’assenza". E’ un meticoloso lavoro sulle parole, un attento recupero di immagini e sensazioni emotive attraverso correlativi oggettivi e metafore che aprono a riflessioni profonde: il tempo e la vita. Scriveva il poeta Mandel’stam: "La poesia è un vomere che ara e rivolge il tempo portando alla superficie i suoi strati profondi più fertili". Ecco, il tempo è anche il recupero della vita, è il senso che noi diamo all’esistenza.

Bruno Bartoletti, da una corrispondenza privata, 23 dicembre 2010

Queste poesie che ho ricevuto da Rossella Luongo, facenti parte del suo recente libro Ipotesi di contrasto, pubblicato da Giulio Perrone Editore nella collana Lab City Lights, confermano il percorso attento e coerente con cui l'autrice ha costruito e sta costruendo il suo mondo poetico, sul piano dello stile e dei contenuti. Tramite il verso breve, in primis, l'attenta selezione della parola e dell'approccio, verso la parola stessa, ma anche verso i destinatari delle liriche, sia quelli evocati in prima persona tramite le dediche sia quelli più indiretti ma non meno pressanti, costituiti da ricordi, impressioni, stati d'animo lontani o recenti ma sempre in grado di turbare, di ferire o di fare sognare accordi e dialoghi. Il tono è asciutto, volutamente sobrio, sia nella disillusione che nella ricerca dell'incanto. E la speranza si fonde con la consapevolezza di un mistero destinato a non essere risolto, se non dominio nel dubbio, in quella ipotesi che è parte integrante, ed evocativa, del progetto poetico della Luongo, così come del titolo del suo libro. "Lascio la mia mano/ di polvere impronta/ tesa a cercarti sulla/ foto della vita andata,/ noi che da quaggiù/ non sappiamo quanto/ tempo ancora abbiamo", scrive l'autrice. E, accanto alla montaliana poetica del "non essere e non sapere", c'è quella tensione della mano, quasi metafora concreta della parola, che, con adeguata lentezza, si muove verso la vita, esporandola, nella sola ipotesi che è in grado di darle senso, perfino nell'assenza, nel contrasto.
Ivano Mugnaini, dal blog "Dedalus: corsi, concorsi, testi e contesti di volo letterario",16 ottobre 2010

Ricevo...la sua raccolta di versi (Ipotesi di contrasto, Perrone ed., 2010), che leggo con molto piacere e ammirazione. La sua poesia è netta e essenziale e, al tempo stesso, inquietamente concettuale e morale; molto persuasive in particolare sono le sezioni "Sulla giustizia" e "Sulla morte". Grazie del dono...con i migliori auguri e saluti.
Giorgio Bàrberi Squarotti, da una corrispondenza privata, 27 agosto 2010

Ipotesi di contrasto, Perrone ed. 2010, costituisce, sicuramente l’esito più alto e maturo della produzione della poetessa; è un testo composito ed articolato, a livello architettonico, anche perché scandito in numerose sezioni che s’intitolano, rispettivamente: Sull’amore, Sula poesia, Sull’amicizia, Sulla giustizia, Sulla morte, Sulla scelta: come appare trasparente dai titoli delle scansioni, c’è, in Ipotesi di contrasto, un indagare, nominandole, tutte le categorie fondamentali della vita umana, traducendole in versi; un testo, dunque, che esplora la psiche umana, i sentimenti e le passioni ad esse connaturate. Tutte le composizioni della raccolta hanno un titolo e la raccolta stessa può essere letta come un poemetto sui sentimenti della persona, che hanno una vaga radice autobiografica. Il versificare, il poiein di Rossella Luongo è elegante e icastico, denso metaforicamente e, fatto saliente, tutte le composizioni tendono alla verticalizzazione, essendo costituite, quasi sempre, da versi brevi, anche di solo due o tre parole. (leggi tutto)
Raffaele Piazza, nota critica dal sito "Poien", agosto 2010

In questo mondo così sfaccettato, allungato e allargato, senza tempo, senza baricentro, ma con infiniti estremi, il contrasto è all’ordine del giorno, e in tutti i campi, dalla scienza alla religione, dalla giustizia alla vita sociale, dalla politica ai rapporti umani. La poesia segue l’andamento di questo mondo “contrastato”; anzi, spesso, lo precede, ne diventa vessillo ed emblema, non già per osannarlo o denigrarlo, ma per mostrare sic et sempliciter  agli occhi e al cuore dell’uomo, del vero umano, come stanno effettivamente le cose: slegate e isolate, per l’appunto. La poesia è uno strumento efficace nel ricercare e mostrare ciò che all’apparenza, in superficie, è soltanto un velame del così sia, del così deve andare, del così è. Sta a noi lettori attenti carpire poi, attraverso la ragnatela delle espressioni artistiche e poetiche, attraverso l’opera ingegnosa e creativa dei letterati e degli artisti in genere, il succo e il nocciolo delle situazioni, gli estremi, i conflitti, le sfaccettature negative e positive di questo strano mondo multivocale e multivariegato. (leggi tutto)
Giuseppe Vetromile, recensione dal blog del Circolo Letterario Anastasiano, 25 luglio 2010

La poesia come risposta al turbinio vitale del tempo e dello spazio, tutte le parole sono legate tra loro come un’unica catena sillabica. L’autrice convince per il suo lirismo squisitamente realista, dove personaggi della vita quotidiana – amici, famigliari, confidenti, colleghi – diventano numi tutelari di un’esistenza “totale”. C’è qualcosa di veramente umano in questo “racconto per versi”, un qualcosa che rimane impresso nel cuore e nella mente. Il flusso del linguaggio, semplice ma mai banale, crea una grammatica poetica innovativa, che non cerca né punti di fuga né parabole pindariche. L’eccessiva aggettivazione crea un ridondante gioco di rimandi che rende piacevole la lettura. Come se di fronte avessimo delle micro storie, racconti di “vita quotidiana”, superiamo l’ostacolo della poesia per ottenere una forza innata che “persuade e racconta”.

Matteo Chiavarone, nota critica dal sito "Il recensore", 7 luglio 2010 (leggi tutto)

Le liriche di Rossella Luongo...si inseriscono in un sentiero poetico in cui si ferma un attimo per farlo brillare di luce propria e la poesia si fa “perla suprema”, fecondo risultato di un incontro tra parole rilucenti sulla carta, che diventa una sorta di scudo di protezione dagli affanni della vita che incombe, si fa emozione e poi testo negli anfratti dell’anima, persa a ragionare sul concetto di vita. E’ qualcosa che ti prende per mano, una specie di luce in fondo ad un sentiero impervio pieno di ombre, mentre si è alla ricerca continua – a volte vana – di un “codice emotivo” con cui stampare un nuovo alfabeto che metta in relazione i segreti del cuore, non l’apparenza indocile di un cammino percorso insieme; stagioni rappresentate come passi del tempo, ricordi di persone care ormai scomparse che lasciano la loro orma imperitura nel cuore dei vivi. I versi della poetessa, aulici e al contempo, profondamente densi di un’altalenante quotidianità, appaiono a volte come spinte da un vento impetuoso, come se le parole si affrettino, senza legami di sorta – caratteristica è l’assenza frequente di segni di punteggiatura – in una miscellanea di labirinti che tuttavia non ostacolano il desiderio di “petali di poesia da spargere al vento tra le onde”. (leggi tutto)
Ilde Rampino, dal Corriere quotidiano dell'Irpinia, 26 giugno 2010

Cara Rossella,
Grazie della silloge ("Dal centro, fuori" tratta da: "Ipotesi di contrasto" , Perrone ed, Roma 2010).
Mi è piaciuta molto. Il tono è solo in apparenza lieve e indolore, ma la lingua è sapientemente lucida, ironica e tagliente. Un saluto e a presto, Mario

Mario Fresa, da una corrispondenza privata, 29 aprile 2010

La poesia di Rossella Luongo presenta una duplice veste. Una è quella che per certi aspetti richiama la poesia d’oltreoceano, quella americana, poesia delle cose, della concretezza, più vicina al linguaggio parlato, alla struttura prosastica anche se in versi, poesia fatta di parole che si aprono e chiudono in una significanza senza aloni, senza oltranze semantiche, chiuse in forme schematiche, che rifiutano connotazioni e non parlano se non indirettamente al mondo emozionale del lettore. L’altra veste è, come ho detto, quella lirica, che richiama ovviamente molta poesia novecentesca di casa nostra. Si tratta di una lirica dal tono vigoroso nella quale la parola si apre a semantizzazioni allotrie e sistemate in una versificazione dal ritmo andante, e nella quale i sentimenti, vivi e veraci, si mantengono su un piano espressivo tonico e maschio senza mai scadere a livello di vacuo formalismo.

Raffaele Urraro, da una nota critica, 19 aprile 2010 (leggi tutto)

Rossella Luongo, in questa seconda raccolta dal titolo "Canti metropolitani" (Samuele ed. 2009), edita dopo due anni dal precedente La fata e il poeta, continua a percorrere, attraverso lo sguardo, la quotidianità, soffermandosi in modo dettagliato sul tessuto urbano, fatto di strade, vetrine, caffè, personaggi, intimità (Calano dai pini umori d’inverno/ nei buchi irrisolti dell’infanzia/ rotoli di storia calpestati/ [...]/ il pakistano fermo al carretto/ agli castagne due zainetti, p.14), ma anche interni (la barista insinua alla cassiera un bacio, p.15) e comunicazioni che scorrono sui fili. (leggi tutto)
Domenico Cipriano, da Sinestesie rivista di studi sulle letterature e le arti europee, marzo 2010

Rossella, ho letto d'un fiato le tue poesie (Canti metropolitani, Samuele ed. 2009), subito ho notato il passaggio e il respiro più ampio rivolto soprattutto all'osservazione del mondo che ti circonda, anche se l'introspettività è sempre presente; l'impressione che  ne traggo è come se ti spogliassi (ricordi Machiavelli?) e lasciassi cadere la corazza ruvida
che ti serve per affrontare la vita e proteggerti da essa. Ti metti a nudo mostrando la tua anima pura, limpida, lucida, aperta e sensibile, che con grande acume e sagacia scruta le cose, le analizza nella loro essenza e le porge come tu le vedi, con la luce dei tuoi occhi interiori, anch'esse spoglie della patina opaca e muta con cui si mostrano a chi le guarda superficialmente. Invece tu scavi , leggi negli anfratti contorti delle sensazioni, indaghi meticolosamente, descrivi con minuzia e precisione anche i sentimenti più impalpabili, più sfuggenti e li rendi vivi, reali. Poi richiudi lo scafandro, ti foderi tutta e ti rituffi nella vita piena di angoli acuti di tutti i giorni. Grazie per i tuoi delicati sentimenti !!!
Franca Falcone, da una corrispondenza privata, 28 dicembre 2009


Canti metropolitani” di Rossella Luongo cammina lungo rotaie saline di levità impressionistica, in cui a scodellare le zuppe del dolore, sono pagine a prismi indefiniti che pure sagomano un complemento di rapporto razionalistico-emotivo con la speranza pugnace e irrequieta. Come un neonato che succhia, compie un atto istintivo Rossella, quando affonda nei piani latitudinali del concreto, nel minimalismo fotocopiato di certi gesti che le lampare d’un lessico scelto e levigato arricchiscono, avvincendo il lettore dietro l’apparenza delle scontate scenografìe del quotidiano.
Monia Gaita, da una nota critica, novembre 2009 (leggi tutto)

Si innesca nella sua scrittura la speranza per un ottimismo che possa sorridere nella realtà quotidiana, anche quando l'angoscia sembra offuscare i ldettato di una poesia tesa all'immagine. Tra pensiero e figure il graffio dell'incisività riesce a costruire immagini dai colori raffinati, ove la struttura polimorfa indica anche le varie possibilità di lettura, in una poesia tutta tesa alla visione universale, quale spirale di vita (dal Blog di Samuele ed. visualizza)
Spagnuolo Antonio, da Il Denaro del 17 ottobre 2009 (leggi tutto)

Uscito presso l'editore Samuele Canti metropolitani è la seconda raccolta poetica di Rossella Luongo (Avellino, 1971) in cui sirovano buoni testi poetici e, più in generale, una maggiore consapevolezza poetica. Lo si nota nel linguaggio più asciutto, limpido e acuminato, nel percorso cge si snoda nelle quattro sezioni (La città, Portraits, Il padre, Resurrectio) ove si ricostruisc un mondo urbano, d'affetti, di ricordi, di attese.
Alessio Brandolini, dal blog "I libri in testa", 09 ottobre 2009

Mitologia del quotidiano, descrizione di una realtà arida e soffocata da un incedere del tempo che non lascia possibilità di riscatto, dove anche l’infanzia appare “rotoli di storia calpestati”, questi canti presentano un paesaggio di gesti robotici, freddi, privi di colore, ammassati in una routine scandita dal suono metallico delle ore, da cui emerge, profonda, una voglia di amare (“non è mai tardi per amare”), di comunicare, di non interrompere il filo del discorso. (...) Canto dell’amore e della salvezza per superare, nella disanima di una realtà fredda e angosciante, gli opposti limiti, i rapporti robotici e anonimi, le conoscenze virtuali, versi che vogliono riempire il vuoto della modernità, dell’assenza di calore, delle corse al profitto di un “popolo/che sputa e arraffa soldi e sentenze”, mentre “noi cerchiamo il volo del gabbiano/planando sul sabbioso paradiso/salato il nostro inchiostro”.
Bruno Bartoletti, da una nota critica, ottobre 2009 (leggi tutto)

Le tue poesie hanno un pregio unico: che ogni volta trovi tra le pieghe dei versi qualche significato nuovo...a volte è solo una frase ma ti resta dentro.
Alex Rusconi, da una corrispondenza privata 28 agosto 2009

Rossella Luongo non è alla sua prima pubblicazione; nonostante la giovane età, si dedica da tempo allo studio e al mondo della poesia con commenti, introduzioni e critiche. Canti Metropolitani è sicuramente la raccolta più studiata, più letteraria, "intellettuale" e matura delle sue precedenti pubblicazioni. Ciò non toglie nulla alla piacevolezza e rapidità della lettura.
Antonio Colecchia da Whipart, 02 agosto 2009

Dopo La fata e il poeta, accolto favorevolmente dalla critica, testo che già rivelava la ricerca della poeta di dare un senso alla vita, a partire dal quotidiano, dal mondo degli affetti domestici, senza però rimanere protetta da un microcosmo di tipo pascoliano, ma rivolgendo lo sguardo al mondo esterno, nel bene e nel male, per uscire allo scoperto, la giovane Rossella Luongo con Canti metropolitani, raggiunge il suo risultato più maturo con una poetica dalle tonalità spesso intrise di crudezza, ma senza compiacimenti o manierismi, una crudezza che rende efficacemente a livello espressivo ed estetico, tutti gli aspetti piacevoli e spiacevoli di una vita, che merita comunque di essere vissuta. Il testo, del tutto antilirico, è armoniosamente orchestrato architettonicamente nelle sue cinque scansioni, intitolate: La città, Portraits, L'amore, Il padre e Resurrectio. (leggi tutto)

Raffaele Piazza, da una nota critica, 30 luglio 2009

E dov’è il cuore, il cuore del poeta, in questa assurda “metropoli” cablata, in cui tutto è scontato perché già programmato, in cui noi, “gruppo anatomico di pecore smussato a tergo, risaliamo l’altura agra, caparbi di carezze…”? E’ chiaro che il poeta, e la nostra Rossella non è assolutamente da meno, è votato al recupero dei valori e dei sentimenti sotterranei, scandagliando nel profondo della propria e dell’altrui anima per ricavarne i valori primari dell’esistenza, dopo il setaccio e la decantazione effettuata con la propria sensibilità artistica e formazione letteraria-stilistica. Traspare quindi l’amarezza, ma non la rassegnazione, il dolore ma non la sconfitta, nel descrivere con peculiarità poetica lo stato delle cose e della città: angoli, strade, flashes di notevole intensità espressiva (...)
Giuseppe Vetromile, dal blog del Circolo Letterario Anastasiano, 27 luglio 2099 (leggi tutto)

(...) Sempre per Samuele Editore esce ora "Canti metropolitani", agile raccolta di versi che rappresenta l'ultima fatica letteraria della Luongo che si misura con la dimensione urbana come teatro dell'infelicità contemporanea e come sfondo di impreviste salvezze (...) Solo nei sentimenti umani, conclude, nell'amore soprattutto familiare la chiave per superare il dolore della vita.
Antonella Russoniello, Buongiorno Irpinia, 23 luglio 2009 leggi tutto

Cara Rossella,
solo poche veloci parole per dirti che ho letto con vivo piacere i volumi che mi hai donato, ho molto apprezzato la delicatezza del verso, ma soprattutto la vastità di ottica e la concretezza che emerge dal tutto.
Sandro Montalto
, da una corrispondenza privata, 23 luglio 2009

Rossella Luongo : “Canti metropolitani” – Samuele Editore – 2009 – pagg. 56 - € 9,00
“Le tue parole liquide d’amore/ sono la calma che infonde la notte / quando la luna riposa…” un registro che documenta incursioni oltrepassando i confini che il pensiero cerca di delineare entro la quotidianità, un ritmo accaldato che riesce a comunicare il sentimento a volte scaltro a volte distaccato nel tempo fustigatore.La carezza è un tocco delicato che ammorbidisce rumori, incursioni, sospetti, per un prodigio di confronti che rendono la poesia una limpida attesa anche se “la periferia/ è un nome vagante/ nei parchi dell’oblio/ farfalle tra i capelli…”, e in una visione luccicante della strada: “la città è anche questo/ una staccionata di pensieri/ tra losanghe d’aria, storie di passanti moto rombanti…”
Un percorso dagli intrecci casuali al di là della malinconia ed in una compostezza quasi classicheggiante per suggestioni e soluzioni discretamente collocate.
Antonio Spagnuolo, dal suo Blog, 22 luglio 2009

Carissima,
ho ricevuto da Samuele editore copia del tuo volumetto
"Canti metropolitani", e mi compiaccio per il tuo poetare.
Un forte abbraccio e buona estate con affetto.
Antonio Spagnuolo, da una corrispondenza privata, 20 luglio 2009

Leggo...la sua lettera con i tre doni, la rosa di varie poesie e le sue raccolte di versi ("La fata e il poeta", Fermenti ed. 2007, "Canti metropolitani", Samuele ed. 2009 e "rose in versi", Samuele ed. 2009). avverto una notevolissima maturazione da "La fata e il poeta" a "Canti metropolitani": il primo libro un poco incerto, perchè troppi testi sono un poco autobiografici e liricizzanti, anche se già ci sono componimenti molto belli per inventività e visionarietà, come "La mia pecora", "Il giorno" a p. 35 e a p. 41 "Il profumo del freddo", "Cicatrice" e altri ancora subito. Molto maturi i "Canti metropolitani", fra i quali segnalo come egrege le sezioni "L'amore", "Il padre" e "Resurrectio". Con i più vivi auguri e saluti.
Giorgio Bàrberi Squarotti, da una corrispondenza privata, 18 lulgio 2009

"Scilla", nuova collana aperta agli esordienti
Pordenone. Il giovane editore Samuele (Alessandro Canzian) ha avuto la corggiosa idea di proporre, accanto alla già collaudata serie dei poeti pordenonesi, una nuova collana, "Scilla", aperta agli esordienti. Tra i librini già pubblicati..."Canti metropolitani" di Rossella Luongo (prefazione di Paolo Ruffilli). Sono testi molto curati, abbelliti da immagini accattivanti, e molto interessanti sotto il profilo delle indicazioni che sanno offrire circa il "modo" attuale di fare poesia. (...) i componimenti della avellinese Luongo si puiò ben dire che rappresentino quanto di più "azzardato" sul piano linguistico-immaginifico oggi si può incontrare tra le giovani leve.
Gianni Di Fusco, Messaggero Veneto, 14 luglio 2009 leggi tutto

Ciao Rossella,
grazie mille per il libro di poesia e la bella dedica. L'ho letto tutto d'un fiato. Ti faccio i miei complimenti per la selezione dei testi e lo stile raggiunto.
Un caro saluto, Erminia
Erminia Passannanti, da una corrispondenza privata, 12 luglio 2009

* * *

Versi di una semplicità estrema e pur densi di quei contenuti che, dal quotidiano, avviano a figure e paesaggi dal sapore stranamente misurato, come autentico bisogno di accarezzare un fotogramma  in sfioramento continuo o nella messa a fuoco di una tensione distillata.
Possiamo nominare i riverberi mirabilmente strutturati nella introspezione, una sfaccettatura che scommette sull’irraggiungibile esplodere dei colori, per tramutare in lirica i propri nodi ed allentare le lacerazioni, le angosce della vita, la violenza diuturna, le banalità rapidamente ingurgitate, l’ardire delle annotazioni."
Antonio Spagnuolo, dalla rivista Fermenti n. 233, aprile 2009 leggi tutto

Qual’ è il ruolo della poesia nella scuola e nella società?
(G.M.)
(R.L.): "Il ruolo della poesia analiticamente si compone di compito, scopo e funzione. Il compito che la poesia dovrebbe avere nel nostro tessuto societario è quello di offrire al fruitore una realtà alternativa a quella reale che, sebbene ideale, sia comunque aderente al reale e sia potenzialmente realizzabile, viceversa il verso resterebbe mera astrazione e artificio retorico. Da tale considerazione discende lo scopo della poesia, che è quello di analizzare ed osservare lo spazio circostante (la terra, l'umanità, la vita, le relazioni e l'animo umano) con un'ispirazione lirica e ontologica al fine di condividere con gli altri il proprio sentire. La sua funzione, invece, è quella di svolgere un'analisi rielaborativa e di cercare un visione interpretativa delle proprie sensazioni, al fine di utilizzare la poesia come salvifica della vita" (leggi tutto) - (visualizza)Giovanni Moschella, da un'intervista all'autrice per il periodico "Il Ponte", Avellino 14 marzo 2009

(...) Perchè solo chi conosce le sue radici può allungare i rami. Una poesia, quella della Luongo, che scivola lungo i rami dei suoi sensi, attraverso i quali la parola poetica suiggerisce di ascoltare i suoni delle vere emozioni che vivono intrecciate come sempre al dolore...Il dolore della parola come suono di quell'essenza che ci nutre oltre gli spazi assordanti della realtà...Un percorso poetico profondamente dinamico che si inginocchia al vento della vita per divenire guida per un nuovo cammino. Una meta poetica che lacerca pagine d'amore grazie ai rapporti, agli affetti e a tutto ciò che consente di riconoscerci dentro la sua storia umana (...) (leggi tutto) (visualizza)
Antonietta Gnerre, "Versi come rami di parole" nota critica per la rubrica "Lo scaffale letterario" dal periodico "Il Ponte", Avellino 14 marzo 2009

Chi è la fata e chi è il poeta? Nella vita routinaria e monotòna di tutti i giorni, presi come si è dalle scadenze, dai programmi e dagli impegni ricorrenti, non è possibile distinguere i due lembi - ché di lembi estremi si tratta, anche se poi, alla fine, ad un certo estraniato orizzonte, le due connotazioni coincidono e combaciano (dopo un lungo periplo non solo nel mondo esteriore ma anche e soprattutto in quello interiore). Non è possibile perché il solco scavato dalla quotidianità imprime e costringe a seguire regole e riti a volte in modo del tutto involontario ed automatico, e non si ha in genere la determinazione né il tempo per soffermarsi su quei contorni vaghi, ma reali!, che completano la nostra anima: dalla fata al poeta, appunto! (...) (leggi tutto)
Giuseppe Vetromile, dal Blog Circolo Letterario Anastasiano di G. Vetromile, 17 febbraio 2009

E' poesia e magia...la poesia per Rossella Luongo è innanzi tutto eleganza musicale, ricercatezza ritmica attraverso l'uso dell'endecasillabo, è quindi eleganza espressiva, ricerca formale...perchè la Poesia, come questa di Rossella ci può servire ad essere meno soli e a sentire più forte il senso della vita (...) (leggi tutto)
Paolo Saggese, dal quotidiano Otto Pagine di Avellino, 22 gennaio 2009

Soltanto un attimo per dirti che ho ricevuto ed ho molto gradito la tua silloge "La Fata e il Poeta". E' una poesia delicata, intrisa di venature di tristezza, forse di un bisogno di meritate gratificazioni, ma dammi il tempo di leggerti, perchè ho appena dato una scorsa ai tuoi versi. Complimenti, ad ogni modo, per la tua prorompente passionalità di scrittrice ed auguri per il nuovo anno (...)
Gennaro Iannarone, da una corrispondenza privata, 3 gennaio 2009

"Il tono di questa poesia è lirico...a volte caratterizzato da una sensualità (...). Attraverso il versificare il dolore, la ferita originaria della poesia si dissolve. L'io poetante si effonde in una tranquilla riflessione, con un timbro originale. C'è da notare che uno dei fattori caratterizzanti di questa poesia è una trattenuta ironia e che il linguaggio è duttile. Entriamo in un universo domestico che è la costellazione del testo, un universo che dà fiducia nella parola e nella vita intrinsecamente legate l'una all'altra e, c'è da notare che attraverso la sua peculiare poetica viene raggiunta uan vittoria, sul nulla e sulla morte (...)
(leggi tutto)
Raffaele Piazza, dalla rubrica "Macroscopio" in La Mosca di Milano pag.1 - p. 2 ,19 dicembre 2008

Io vedo un susseguirsi di immagini mentali rapprese nel loro o livore o lucentezza essendo questi dei frammenti di memoria visiva ed emotiva. il presente non c'è se non come ricordo e rivisitazione di questi attimi che interpreto come i frammenti di un film- sempre mentale. valido l'esercizio della selezione verbale, e della sintesi, in quanto tale è la funzione del linguaggio poetico. una funzione quasi chimica, che poco si interessa della mera comunicabilità, ma vuole ed esige l'effetto allucinogeno, in taluni casi, come di una droga.
Erminia Passannanti, dal Blog Erodiade, poesia, riflessioni e dissidenza, 13 dicembre 2008

Nella prima di queste due strade Rossella Luongo descrive, immergendola in un'atmosfera materica la strada, che è simbolo della vita e del tempo che passa. Infatti dai pini calano umori sull'infanzia, che viene detta dalla poeta: quindi una categoria naturale (l'umore dei pini), s'interanima con una categaria temporale, tappa della vita per l'essere umano. Nella descrizione antilirica ci sono un pakistano, una mamma, una vecchia e una parrucchiera, personaggi di cui ogni riferimento rimane taciuto. C'è anche lalda atmosfera di un bar piccola oasi nell'inverno, con tazze da collezione moka e cassiera. Nella seconda strada, molto breve, c'è un personaggio femminile curvo di dolore e un lui che sorride amaro, pari a un tronco bucato, elemento che potrebbe essere proiezione e simbolizzazione di un io-diviso.
Raffaele Piazza, dal Blog Erodiade, poesia, riflessioni e dissidenza, 12 dicembre 2008

Rossella Luongo, avellinese, ne “La fata e il poeta” (Fermenti, 2007) non scivola sul ragnateloso a buccia di banana della ordinaria prevedibilità. Le parole, uscendo dalle rotaie raspose dei perché, si saldano con cacciaviti a stella di bellezza sui secondi, rivestono combinatorie e compiaciute, il “gearing” quotidiano di geometrie studiatamente scelte che seguono calamitanti, la rivitalizzata cadenza del viaggio autobiografico e introiettivo.(...) Un tentativo di capirsi e di capire perfettamente calettato dentro la frenesia di gesti di una contemporaneità in cui le fate del sogno, vanno estirpando calli al disincanto (...) leggi tutto
Monia Gaitanota critica dalla rubrica "Scritti di poesia" in "Sinestesie - Rivista di studi sulle letterature e le arti europee", 25 novembre 2008 

Poesie accorate per la perdita dell'amato padre, che viene definito radice, seme genetico. Non c'è traccia di un piangersi addosso, al contrario una vera catarsi attraverso versi densi. Il "tu" è il padre Mansueto, al quale la figlia Rossella si rivolge creando immagini di sublinato dolore. In cabale paesane la morte "fa quattro". Del padre restano miseri santini di carta, gobetto portafortuna, accendino, feticci, o correlativi oggettivi di una vita passata, legati all'amore di una figlia che non può dimenticare, simulacri di un addio, che si affida ad un tattile misticismo.
Raffaele Piazza, dal Blog di Antonio Spagnuolo, 16 novembre 2008

"Canto d'autunno" , il cofanetto lirico proposto da Rossella Luongo in commemorazione del defunto padre, è stato definito incisivamente ed efficacemente come l'insieme di "tre poesie ben concepite, sobrie, leggibili" (...) leggi tutto
Antonio Spagnuolo, da una corrispondenza privata, 16 novembre 2008

Sei cresciuta mia cara, e sei cresciuta bene. La tua parola maciullata, lacerata, tormentosa e sofferta è l'espressione che più ti rappresenta per chi ti conosca. La tua scelta è antiretorica ed antipoetica. Il foglio viene attraversato dalla parola che ne determina spazialità e profondità. I grumi della tua aggettivazione, così vicina al colore puro e tormentato di Burri, rendono le cose che scrivi sensuali e odiose. Soprattutto nella prosa, mi ricordo, le tue parole erano corrosive e sincere perchè troppo vicine ai buchi neri dell'anima che ci spaventano. Che meraviglia in questa lirica la descrizione del reale, perchè della realtà, della realtà del tuo lavoro credo che si tratti, cantata attraverso aggettivi che causano un continuo straniamento, un fastidioso senso di estraneità, di alterità. Non so se studiato l'enjambement ricorre sapientissimo a ritmare il racconto della consuetudine di un lavoro fatto di ordine e logica di leggi. Modernissimo, teatrale, l'apparizione del feticcio del gruppo smussato di pecore che pure (straniando) ottiene la caparbietà delle carezze. Nulla sembra in questo mondo completo ed imbottigliato sembra aver diritto alla salvezza, ma solo all'orrore esistenzialista dell'esser-ci.
Massimo Esposito, dal Blog Erodiade, poesia, riflessioni e dissidenza, 16 novembre 2008

Algunas veces pensamos QUE TODAS LAS PERSONAS PUEDEN ESCRIBIR,ES FACIL TOMAR UNA PLUMA EN MANO Y COMENZAR A EXPRIMIR UNA HISTORIA, EL PROBLEMA ES DARLE LA PASION Y SOBRETODO ENTRAR EN LA MENTE DE LAS PERSONAS QUE SE ENCUENTRAN DE LA OTRA PARTE , TODAVIA EXISTEN PERSONAS QUE DICEN DE SABER ESCRIBIR LLAMANDOSE ESCRITORES PORQUE HAN PUBLICADO LIBROS O PORQUE ESTAN EN LAS PAGINAS DE UNA REVISTA. SINCERAMENTE CREO QUE EXISTEN DOS TIPOS DE ESCRITORES Y POETAS, AQUELLOS QUE ESCRIBEN POR DINERO O POR CONTRATO. SIN PASION Y SIN EMPENO, DE AQUELLOS QUE LES BASTAN LLENAR LAS PAGINAS PARA LLAMARLO LIBRO..Y DE ESTOS EXISTEN MUCHOS EN CIRCULACION. LA SEGUNDA CATEGORIA PERTENECE A UN GRUPO MAS PEQUENO DE VERDADEROS ESCRITORES. SON AQUELLOS QUE EXPRESAN IRONIA, GANAS DE VIVIR, DOLOR PASION Y REALIDAD.
PERSONALMENTE CREO QUE ROSELLA HACE PARTE DE ESTE MINUSCULO GRUPO, ES INCREIBLE COMO LOGRA ENCONTRAR LAS PALABRAS JUSTAS EN CADA PAGINA QUE ESCRIBE.....SON PALABRAS DULCES COMO UNA " DELIZIA AL LAMPONE " Y AFILADAS COMO UN CUCHILLO. SUS ESCRITOS SE PUEDEN DIVISIR EN TRES FASES : LA PRIMERA LA FASE SUBREAL, AQUELLLA QUE DESNUDA UN MUNDO VISTO DE UN OTRO PUNTO DE VISTA MAS PROFUNDO TANTO DE SER SICOLOGICO-MENTAL, ES UN MUNDO QUE EXISTE EN CADA UNO DE NOSOTROS. PORQUE VA MAS ALLA DE LO QUE VEN NUESTROS OJOS.
lA SEGUNDA FASE, ES AQUELLA QUE EXPRIME UN MUNDO REAL, ESE MUNDO QUE CADA DIA VIVIMOS, SENTIMOS Y ESCUCHAMOS EN SILENCIO. ES LA NUESTRA VIDA, NUESTROS AMIGOS Y NUESTROS PROBLEMAS. ELLA LOS EXPRESA EN MODO ELEGANTE QUITANDO LAS MASCARAS PARA ANALIZARLAS INVITANDONOS A PENSAR EN MODO EXPLICITO CADA COSA QUE NOS CIRCUNDA. LA TERCERA FASE ES EL MUNDO IRREAL, LLENO DE SUENOS Y FANTASIAS, EN LA CUAL LA MAYOR PARTE DE NOSOTROS AL MENOS POR UNA VEZ HEMOS ESTADO VICTIMAS DE ESTE MUNDO. PORQUE ELLA TIENE UNA CAPACIDAD DE INTERPRETAR DIVERSOS RUOLOS CON SIMPLICIDAD, HUMILDAD A VECES CON UNA AGRESIVIDAD EFIMERA Y PASIONAL, QUE TE TOCA EN EL PROFUNDO DEL CORAZON. ELLA CON SUS ESCRITOS DEMUESTRA UN DULCE CORAJE SICOLOGICO. SON ESTOS LOS ESCRITORES QUE NECESITAMOS Y QUE POR DESGRACIA ESTAN DESAPARECIENDO.
NO QUIERO HACER LA PURITANA Y TAMPOCO DIGO QUE EL DINERO NO ES IMPORTANTE. LO QUE QUIERO DECIR ES QUE SE DEBE ESCRIVIR CON AMOR, CADA VEZ QUE UN ESCRITOR TOMA UNA PLUMA EN MANO LO DEBE HACER PORQUE ES SU MOMENTO, PORQUE VIVE LA HISTORIA, PORQUE LA SIENTE DENTRO DE SI MISMO COMO UNA TELARANA QUE LO CUBRE COMPLETAMENTE. ROSELLA, NO ABANDONAR TU PLUMA PORQUE TUS ESCRITOS SON DESTINADOS A RESTAR PARA SIEMPRE.
Traduzione: Qualche volta pensiamo che tutti possono scrivre, è facile prendere una penna in mano per esprimere un tema o una storia. Il problema è darle passione e soprattutto entrare nella mente delle persone che incontriamo dall'altra parte. Esistono ancora persone che dicono di essere scrittori, perche semplicemente hanno pubblicato libri o perchè stanno sulla copertina di qualche rivista. Personalmente penso che esistano due tipi di scrittori e poeti, quelli che scrivono per denaro o per contratto, senza passione e senza impegno, cioè quelli ai quali basta riempire le pagine. E di questi scrittori ce ne sono molti in circolazione. Alla seconda categoria, invece, appartiene un piccolo gruppo di veri scrittori e sono quelli che esprimono ironia, voglia di vivere, dolore, passione e realtà. Personalmente, penso che Rossela faccia parte di questo minuscolo gruppo; è incredibile come lei riesca a trovare le parole giuste in ogni pagina che scrive, sono parole dolci come una "delizia ai lamponi" (un dolce da lei ideato in un suo romanzo!) e affilate come un coltello. I suoi scritti si possono dividere in tre fasi. 1. La prima è una fase sub-reale, quella che spoglia un mondo visto da un altro punto di vista psicologico-mentale ed è un mondo che esiste in ognuno di noi, perche va piu in là di quello che vedono i nostri occhi. 2. La seconda fase è quella che esprime un mondo reale, quel mondo nel quale ogni giorno viviamo, sentiamo e ascoltiamo, in silenzio, la nostra vita, i nostri amici e i nostri problemi. Lei le esprime in modo elegante, togliendo le maschere per analizzarle , invitandoci a pensare in un modo profondo ad ogni cosa che ci circonda. 3. La terza fase è un mondo surreale, pieno di sogni e fantasie, di cui la parte maggiore di noi è stata vittima, perchè lei ha una capacità di interpretare ruoli diversi con semplicità, umiltà e, a volte, con aggressività effimera e pasionale. I suoi scritti esprimono un dolce coraggio psicologico ed è di questi scrittori di cui abbiamo bisogno e che, per sfortuna, stanno scomparendo. Non voglio fare la puritana e non dico che il denaro sia la cosa piu importante, ma quello che voglio dire è che si deve scrivere con amore. Ogni volta che un scrittore prende una penna in mano lo deve fare perchè è il suo momento, perche vive la storia, perchè la sente dentro di sè,come una ragnatela che lo avvolge completamente. Rossella, non lasciare la tua penna perchè i tuoi scriti sono destinati a restare per sempre.
Cecilia Nohemi Ortiz Procel, dal Blog Erodiade, poesia, riflessioni e dissidenza, 13 novembre 2008

Resto sempre molto colpito e in qualche modo 'turbato' dalle poesie di Rossella. E forse è proprio questa l'emozione (forte) che mi fa amare la sua opera. Questa 'metropoli' rende bene l'idea e improvvisamente mi fa venire voglia di posti lontani, incontaminati, dove rifuggiarmi per sfuggire al presente (ma soprattutto al futuro). Ambisco la rinascita in un sito lontano nel tempo e mentre penso a queste cose e la mia mente già se n'è andata, ringrazio Rossella per avermi regalato ancora una volta, la via per liberare il mio cuore.
Alex Rusconi (prestigiatore), dal Blog Erodiade, poesia, riflessioni e dissidenza, 12 novembre 2008

Rispetto ad altri testi di Rossella Luongo trovo qui una maggiore crudezza, ben motivata, e ben rispecchiata dal senso e dal suono dei versi. Credo tuttavia che sia in questi versi volutamente e necessariamente violenti sia in quelli più solari e radiosi, Rossella conservi e tenga stretto un filo rosso: la ricerca di aspetti più autentici e più umani, e la ribellione, ora giocosa ora tagliente e satirica, contro quegli ingranaggi, sociali, legali e politici, che stritolano senso e sentimento, e, con essi l'aspirazione alla bellezza e alla poesia. Si conferma autrice con una voce propria, Rossella, e con una ricerca personale, una volontà di trovare un approccio "caparbio di carezze", e di umanità, nell'ambito della scrittura e nella vita.
Ivano Mugnaini, dal Blog Erodiade, poesia, riflessioni e dissidenza, 11 novembre 2008

Un testo che a stento trattiene la vertigine, in una leggerezza/ossessione capace di coinvolgere la lettura nel rtimo di una scorribanda metropolitana, quasi una ubriacatura di parole. Dire e non dire il sottointeso potrebbe essere poeticamente mascherato dallo sdoppiarsi del poeta stesso, coinvolto in una esistenza paradossale che annulla la personalità per stordirsi nel caos urbanistico.
Spagnuolo Antonio, dal Blog Erodiade, poesia, riflessioni e dissidenza, 11 novembre 2008

Rossella has indeed the mind and the satirical slant on human matters so typical of lawyers.
I like the last 4 lines. They contain something really genial.
Traduzione: Rossella, invero, ha la mente e il satirico modo di vedere le vicende umane tipicamente da avvocato. Mi piacciono gli ultimi 4 versi. Contengono qualcosa di veramente geniale.
In risposta a Canzian: "Caro Alessandro, grazie per questo commento lungo ed articolato alla poesia di Rossella, che merita, per l'entusiasmo e l'impegno, oltre che per la creatività e la forza del progetto, tutta la nostra attenzione e cura (...)"
Erminia Passannanti, dal blog Erodiade, poesia, riflessioni e dissidenza, 10 novembre 2008

La poesia di Rossella Luongo, che inizialmente nasce come una leggerezza onirica in contrapposizione alla pesantezza del reale (leggi "La fata e il poeta", Fermenti editrice, Roma 2007) qui matura non tanto come processo creativo di maturazione quanto come condensazione implosiva (e per questo mi trovo perfettamente d'accordo con Raffaele Piazza) che deriva dal contraccolpo del precedente status lirico e in qualche modo della sua involuzione. Non per niente in questo testo si nota l'antilirismo che sfocia nella tenerezza epilogante. Il sogno pare bandito per un rimestare tra le strade di una metropoli reale e concreta, fotografata nella sua essenza fuggente e contorta, complessa e compresente di tutto. Una metropoli che però sostanzialmente rimane comunque onirica (per stessa ammissione dell'autrice) pur apparendo talmente realistica da affermare senza ombra di dubbio il movimento di una realtà che inquina il sogno (la realtà entra dentro il sogno, e non viceversa). Altrimenti si potrebbe dire una somatizzazione del dolore del mondo che entra dentro l'anima e qui s'incarna. Dietro il verso si nota il patema di una gravezza che ammala fortemente l'oniricità leggera delle precedenti composizioni di Rossella indicando un percorso tutt'altro che semplice e che scandisce (lo sa chi segue questa autrice come bellamente fa la padrona di casa, Erminia) la crescita dell'autrice. La forma è chiusa e in continuo attrito con se stessa così come le parti componenti la metropoli, il sogno incancrenito dalla realtà. Vi è una forte amarezza, un senso di soffocatezza quasi assoluta (e stiamo parlando di pochi versi che già ben delineano questo tono) ed esistenziale, metropolitana ma in senso universale, perfettamente rappresentati dalla foto scelta da Erminia Passannanti. Una crudezza in toto che alla fine sfocia in una "scelta della tenerezza" che è il sogno e la sua inevitabile vitalità. Quella parte più intimamente ed onestamente costituente l'autrice e che si contrappone alle "pecore" della metropoli (quelle stesse pecore che nell'immagine soffocano la persona che si intravede per il braccio che cerca di uscire) e che rappresenta il dato più personale e la cifra più promettente di questa poetessa che, pur lasciando intravedere un percorso da compiere ancora, già convince e colpisce. Un saluto, infine, e a Rossella e a Erminia che come sempre offre spunti di grande qualità e forieri di belle riflessioni.
Alessandro Canzian, dal blog Erodiade, poesia, riflessioni e dissidenza, 11 novembre 2008

Poesia totalmente antilirica, Metropoli, fortemente civile e formalmente verticale. La metropoli viene detta con immagini crude e giuridiche "mappa", "verbali assembleari", "fogli di calcolo". Si sottendono processi, liti , cause (non dimentichiamo che Rossella Luongo è avvocato penalista): quindi c'è una cruda ironia in quel -sottocontrollo-, che di per sé è un solo verso. Alla fine, nella forte condensazione del breve componimento, c'è un'apertura alla tenerezza in quel gruppo anatomico di pecore, caparbio di carezze, simbolo di una possibile redenzione.
Raffaele Piazza, dal blog Erodiade, poesia, riflessioni e dissidenza,10 novembre 2008

L’Universo poetico di Rossella Luongo è incentrato sul tema del doppio alla autenticità dello specchio, alla fiaba, ma anche a quell’ambiguità alchemica legata ai contrari che si riscontra, talvolta, in quelle fiabe filosofiche come “Gulliver” o “Alice nel paese delle Meraviglie” di Carroll (…) Per chi legge (“La Fata e il Poeta” 2007, edizioni Fermenti) il suo ultimo libro di poesia, vi riconosce un vero germoglio lessicale che ne fa una vera e propria summa della sua pena e passione per la vita. Un coltello di zucchero affonda nel corpo della sua poesia lasciando all’interno una geografia maculata legata a quella perdita di sé, così vicina come caratteristica ai poeti della Montagna, distanti e coraggiosi come artiglieri che ogni giorno si spogliano nudi nella fredda arena della scrittura, con l’intento solo di farsi ascoltare.
Prisco De Vivo, dal Blog di Antonio Spagnuolo, 3 novembre 2008

Versi per lo più brevi, quasi mai l’endecasillabo, che pur determina il suono musicale della lettura, in una fusione tra parola scritta e immagine visiva: tenui, fascinosi acquerelli che raffrontano e
stabiliscono un rapporto discorsivo nutrito e sostenuto (...) La Rossella si sottomette ad una festosa modulazione, immergendosi nella poesia quasi con una non dichiarata consapevolezza delle risonanze vibrate ed armoniose. Concordando in accostamenti attraversa le ombre che condizionano la forma, una parola che riesca ad andare contro il vuoto, e che si possa palpare adeguando lo
strumento invisibile della irrealtà al modello del canto.
Antonio Spagnuolo, da Vico Acitillo 124 - Poetry Wave - Recensioni, 21 settembre 2008

Ricevo...la sua raccolta di versi (Canti metropolitani), che leggo con molto piacere e ammirazione. La sua poesia è netta e essenziale e, al tempo stesso, inquietamente concettuale e morale; molto persuasive in particolare sono le sezioni "Sulla giustizia" e "Sulla morte". Grazie del dono...con i migliori auguri e saluti.
Giorgio Barberi Squarotti, da una corrispondenza privata, 27 agosto 2010

Oceani di parole è una poesia dalla forma elegante e icastica, nei sui tredici versi compatti. C'è tensione verso la parola che sazia e salva dal vuoto dell'afasia, parola poetica, ma anche parola captata da un interlocutore che viene taciuto. C'è il tema dell'acqua, sia oceanica, come nell' incipit, come se ogni goccia d'oceano fosse una parola e c'è l'acqua dell'acquario simbolo domestico di un inconscio controllato. E' una poesia, nel suo lirismo, estremamente rarefatta. Il tavolo di lavoro di incanti e tragedie, riassume la gioia e il dolore dell'esistere. Poesia meditativa sul senso della vita, nella quale il lettore si immerge fino al fondo dell'oceano, per specchiare la sua ansia sul fondo, riemergendone, in una rinascita. Non mancano sensazioni cromatiche, perfettamente fuse nel contesto.
Raffaele Piazza, dal blog Erodiade, poesia, riflessioni e dissidenza, 19 agosto 2008

L'acqua (oceanica o statica, da acquario), densa e pervasiva, come il logos, e l' assenza delle parole percepita, al contrario, come vuoto assillante che priva il soggetto della capacità di vedere le sfumature offerte dall'altro. Una poesia dialogica, nel suo essere autoriflessiva, poesia che si porge all'interlocutore (idealizzato) ritenuto più abile a creare senso, il quale è tuttavia tenuto a distanza da uno schermo d'acqua, che è il linguaggio poetico, appunto.
Erminia Passannanti, dal suo blog Erodiade, poesia, riflessioni e dissidenza, 19 agosto 2008

Grazie Rossella... per la facilità con cui riesci, attraverso i tuoi istintivi versi, a raccontare sempre qualcosa in più di me... Sposa del nord... Ti abbraccio. Vera
Vera64 dal blog della stessa Autrice Romantica Ribelle, 17 agosto 2008

Rossella esordisce con un verso libero e leggero, dal tono che palesa sicurezza e delicatezza, grazia e fermezza. L'amore pare essere il filo conduttore ma non precipuamente del libro (che tra l'altro evidentemente rinuncia a uno spessore intellettualistico del quale sarebbe molto probabilmente capace, date le molte e adeguate citazioni da Conrad, Nietzsche, Gibran, Eraclito, Goethe, e altri), bensì del modo di vivere e pensare della donna al di là del libro. Versi come Temo gli arroganti / che mi rubano il tempo / di costruire una casa, / anche non sul mare / purchè senta / l'odore dei gabbiani / sciolti, da una finestra / sul tuo sorriso rendono tutto lo spessore dell'anima poetica di Rossella.
Alessandro Canzian, dal blog Progetto per un libro , 29 giugno 2008 leggi tutto

Colpisce in questi versi la naturalezza del dettato che rifugge le artificiosità e gli orpelli del poetichese e ci presenta brani di vita. Rossella ne intravede con sagacia le infinite potenzialità simboliche e metaforiche, anche nella apparente quotidianità dei fatti, delle cose, degli eventi sui cade il suo sguardo: «Invento parole, / da infilare alle dita / dell’alba che dorme / e mi chiudo la notte / senza fare rumore.»
Alessandro Ramberti, dal blog Narrabilando Farapoesia - Fara Editore, 6 giugno 2008

"La fata e il poeta", Fermenti ed. 2007 di Rossella Luongo, poetessa che con la sua prima pubblicazione entra con grazia aurorale e, nello stesso tempo con forza, nel gruppo dei bravi poeti italiani. Giovane d'anni, Rossella si ritaglia uno spazio del tutto originale nell'alveo della produzione poetica. Poesia lirica, ma non "del tutto", quella di Rossella che trova nel dirsi, nel linguaggio, praticando i temi dell'amore, del luogo natale come provenienza (vedi Avellino), del ricordo e degli affetti domestici, una cifra unica. Rossella vuole vivere il suo tempo e ci riesce trasfigurandolo in poesia (…) La fata potrebbe ricordare favole infantili, invece la "fata di Rossella", la "Rossella-Fata", è una donna che vive a 360° una vita intensa e felice senza arrendersi e trova nella poesia una forma di ulteriore trasfigurazione del quotidiano, il risveglio, l'eterno ritorno della vita.
Raffaele Piazza, nota critica dal
Blog di Antonio Spagnuolo

Il linguaggio di Rossella Luongo si tesse su una trama sentimentale fresca ed evanescente. Lo sguardo è contenuto e rivolto all'interno di uno scrigno di emozioni private e sembrerebbe seguire canoni e dettami del filone tradizionale di scrittura intimista femminile.
Bianca Madeccia, dal blog "Dedalus: corsi, concorsi, testi e contesti di volo letterario", 01 giugno 2008 

Grazie Rossella, per la tua capacità di trasformare in "parole" le sensazioni di tante di noi... Le tue "parole" hanno reso semplice trovare un'immagine che rappesentasse lo stato d'animo di cui hai scritto...le "parole" stesse hanno generato instantaneamente un'immagine di un sentire puro...
Vera64 dal blog della stessa Autrice Romantica Ribelle, 29 maggio 2008

La raccolta “La Fata e il Poeta” della poetessa Rossella Luongo avvocato avellinese con la passione per la parola scritta, apre le prospettive dell’immaginazione con un parlare asciutto ed essenziale, che va insieme senza forzature, con una capacità espressiva metamorfica e visionaria, che mi ricorda tanto i versi della poetessa Gilda Musa. La struttura metrica della Luongo è caratterizzata dall’endecasillabo interrotto e ripreso nel verso successivo per mezzo di enjambement. Poesia dove prendono corpo metafore, sinestesie, e tanti suoni di parole che si rompono nei grumi pietrosi di un linguaggio apparentemente spontaneo. Linguaggio che nasconde un’armonica intesa di pulsazioni ed emozioni vere in tutte le sezioni della raccolta (Il mio paese, Mamma, Notturno, La Fata e il Poeta, Colorando, Primavera, Metafore e Favole, Giovani, Dedicato a, Il tuo tramonto nel mio mare, Alfè). Tante sezioni di “fogli vulnerabili”, che non battono però come condanna, bensì come una meta che si manifesta attraverso l’intensità esistenziale (...)
Antonietta Gnerre, "Versi come rami di parole" commento critico dalla rubrica Narrabilando Farapoesia - Fara Editore, 28 maggio 2008 leggi tutto

Condivido le notazioni di Benassi: alcune immagini danno la misura di un potenziale grezzo che può raggiungere esiti significativi (e penso ad esempio a quella sul mattino), in altri risuona una voce ancora troppo legata a stilemi lirici scontati (la finestra sul tuo sorriso, per esempio). Insomma c'è una voce che dovrebbe però lavorare maggiormente sul registro secco più che su quello lirico, un saluto V.
Viola Marelli dal blog "Dedalus: corsi, concorsi, testi e contesti di volo letterario", 28 maggio 2008

Ho conosciuto Rossella in occasione di un articolo che ho scritto su di lei per il mio giornale "Buongiorno Irpinia", ho trovato i suoi versi interessanti ed intensi anche perchè intrisi della poesia delle piccole cose che, per la verità, a me tanto spesso riesce difficile scorgere nel quotidiano.
Ma c'è, e forse gli occhi di una mamma la sanno cogliere meglio di altri, meglio di chi assenconda la propria natura guerriera, forse per timore di dolci ma inesorabili catene. La poesia di Rossella, però, contiene, neppure tanto in filigrana, una robusta sensualità (che nel mio articolo ho reso scegliendo una foto di lei con i capelli leggermente spettinati dal vento) che racconta come il quotidiano, l'attesa, l'apparente monotonia dei giorni, possa essere innervata da una corrente sotterranea che è, in definitiva, quell'intimità che rende sempre complici due coniugi. Passione mai doma, dunque, per la poesia e per gli amori della sua vita, quella di rossella luongo, una donna che tutto travolge con l'irruenza del suo temperamento.
Antoniella Russoniello (giornalista), dal blog "Dedalus: corsi, concorsi, testi e contesti di volo letterario" 16 maggio 2008

La semplicità è una meta alla quale pochi ambiscono ma questi versi suggeriscono ampi spazi nei quali ritrovarsi e sussurrano al lettore che cosa significa vivere fiorendo come un frutto nella terra. Massimiliano Antonucci, dal blog "Dedalus: corsi, concorsi, testi e contesti di volo letterario", 02 maggio 2008

Riferendosi all'Antologia “Matrimoni scoppiati" A.A. V.V. (edita da Giulio Perrone Editore, Roma 2008), in cui è pubblicato il racconto "La Torta Nuziale", la giornalista Silvia Bombino scrive: “Avete un amico abbandonato all’altare? Regalategli questo. Perché finalmente sorrida e dica: Sì lo voglio, anzi no”.
Vanity Fair n. 17 p. 328, 30 aprile 2008 leggi tutto

Condivido l’analisi di Piazza quando parla di una rarefatta verticalità di questi versi impregnati di un lirismo accorato (il tu, forse dell’amato, al quale si rivolge la poetessa). Vi trovo un’inesausta e ben centrata ricerca di armonia (il quadro armonico di cui parla Piazza), un’intensità di suono che mira a far palpitare il cuore, a narrarci lo stupore, il gioco dell’imprevisto, l’inquietudine. Non manca in questa ricerca un io lirico forse troppo sovrastante (quale differenza in questo senso con la precedente poetessa presentata nel blog, Annamaria Ferramosca). Ci sono comunque degli esiti veramente fulminanti, che spero di ritrovare ancora: “Gli esodi di massa/, sbucciano la città”e sui quale inviterei la poetessa a lavorare.
Luca Benassi, dal blog "Dedalus: corsi, concorsi, testi e contesti di volo letterario", 28 Aprile 2008

Poesie sorgive, quellle di Rossella Luongo, formalmente decisamente verticali, dai versi brevissimi e rarefatti. Anche Paolo Ruffillli, per esempio, in Diario di Normandia scrive componimenti verticali, ma tra i due poeti c'è una enorme differenza perchè Ruffilli è antielegiaco e antilirico mentre, nei versi dellla Luongo c'è una forte dose di liricità, associata ad una icasticità e padronanza formale notevole; c'è in queste poesia una forte presenza della natura. Colpisce il tema della notte e molto belli i versi:- /e mi chiudo la notte /senza fare rumore/: poi c'è il risveglio con i versi: / il mattino è un occhio aperto/vede tutto e ha paura/.. C'è un forte controllo in queste poesie e Rossella Luongo scava con la penna nella terra per usare una metafora. C'è anche un "tu", a cui Rossella si rivolge:- /non vedermi sull'orlo dei silenzi/traforati da un ago/parlami/. Ogni riferimento a questo "tu" resta taciuto e, presumibilmente, si tratta dell'amato. Molto alto il verso: /guardami mentre comincio il ricamo/ dai fiori più piccoli/. Qui il ricamo può essere riferito al tessuto poetico stesso indissolubile del ricamo della vita che, messa in versi da Rossella, è un quadro armonico, un esercizio di conoscenza, valore salvifico della poesia.
Raffaele Piazza, dal blog "Dedalus: corsi, concorsi, testi e contesti di volo letterario", 27 aprile 2008

Una poesia fresca ma tutt'altro che acerba, quella di Rossella Luongo. Capace di conservare l'incanto  delle piccole cose, i doni, le scoperte, le favole narrate agli altri e a se stessa, al proprio tempo e al tempo altro, quello che forse non c'è. Ma persiste la visione e la coscienza del "treno a scomparti", della vita che percorre la stagione fredda, quella che, inesorabile, lascia un "intaglio nel cuore", il mistero di una malinconia quasi dolce, tra ricordo e sogno, fantasia e cognizione del dolore. Una poesia, quella di Rossella, che possiede una sua fisionomia, un taglio, una dimensione, un ritmo. E' un fermento di scrittura che promette ulteriori, sapidi sorsi.
Ivano Mugnaini, dal blog "Dedalus: corsi, concorsi, testi e contesti di volo letterario" , 27 aprile 2008

Cara Rossella,
grazie del libro La Fata e il Poeta, ne ho letto molte poesie, e ho apprezzato soprattutto quelle in cui non parli espressamente di amore. Ci sono qualità indubbie della scrittura e personalmente ti direi di insistere proprio sul fronte dell'asprezza della percezione lirica, e dell'impegno della scrittura, non della dolcezza, strabusata in poesia. Un caro saluto e complimenti per il tuo sito.
Erminia Passannanti, da una corrispondenza privata, 18 aprile 2008

Cara Rossella,
ho letto La Fata e il Poeta: ci sono delle cose buone ma, per come la penso io, avresti dovuto lavorar di più nella scelta dei testi, renderli più compatti e uniti da una poetica coerente e tendere a fare un buon libro di poesia più che una raccolta di poesie, eccessivamente diverse.
Un saluto, Alessio"
Alessio Brandolini, da una corrispondenza privata, 15 aprile 2008

Cara Rossella,
(...) le tue poesie sono stupende...grazie delle emozioni che mi hai regalato!
Ti saluto con affetto e ti abbraccio, Alex
Alex Rusconi (prestigiatore), da una corrispondenza privata, 10 aprile 2008

Dal titolo, già di per sé poetico, al contenuto: un’opera prima divisa in undici sezioni, la più estesa quella eponima: un insieme che nei vari temi conserva la sua unità formale. Lo stile è ravvisabile dai tratti semplici del verso, benché non manchi un linguaggio figurato o semi-figurato: ‘là dove il sole | lacerava il monte’ (p. 13), piegando la funzione verbale a un intrinseco superamento del dato strettamente logico-grammaticale: ‘Viaggio cristalli | sulla biglia dei sensi’ (Blu, vv. 4-5), mentre il lirismo si affida a immagini consolidate (Alfabeto di stelle)
Luciano Nanni, Literary – rivista poetica on line, marzo 2008 leggi tutto

Poesie icastiche e veloci, scattanti, di solito verticali...Il punto di partenza da cui parte il discorso della poeta, è il microcosmo geografico dove essa vive e cioè Avellino con la sua campagna...Da qui nasce il paesaggio interiore dell’autrice che si esprime attraverso versi sinuosi e rarefatti, inoltre R. L. usa talvolta la rima, ottenendo effetti sorprendenti. Attraverso il versificare il dolore, la ferita originaria della poesia si dissolve. C’è  un universo domestico che è la costellazione di questo testo, un universo che dà fiducia, nella parola e nella vita intrinsecamente legate l’una all’altra e c’è da notare che attraverso la sua peculiare poetica viene raggiunta una vittoria sul nulla e sulla morte...Tra quotidianità e natura il passo è breve e, anzi, pare che i due termini si sovrappongano o si fondano quasi per una valenza vagamente magica che non manca in questa poesia.
Raffaele Piazza, Poiein – rivista poetica on line, marzo 2008 leggi tutto

L'autrice di questo piacevole volumetto mi è apparsa in possesso di ebbrezza delirante con cui puntella e fortifica momenti sfilacciati e friabili della propria esistenza; con l'abbandono alle emozioni recupera i fremiti di un percorso caratterizzato da angosciose contraddizioni. La poesia diventa tramite di conoscenza; una realtà nebbiosa che la ragione non sempre ha colto, definito e normalizzato, improvvisamente si disvela. La tensione della sfera emozionale cancella le barriere tra visibile ed invisibile, tra essere ed apparenza, e perviene al recupero della complessità dell'essere umano. Il momento del delirio rappresenta il recupero di sè; il privilegio del poeta diventa il privilegio di tutti (...)
Geppina Rosaria Frieri, dal commento de "La Fata e il Poeta", presentazione Avellino 26 gennaio 2008 leggi tutto

La Fata e il Poeta assume i contorni di una tranquilla riflessione che non conosce tragedia, perché il dolore si dissolve nella pacata osservazione della quotidianità, negli slittamenti delle stagioni, nel dilatarsi e rapprendersi delle esperienze. Rossella Luongo cede volentieri ai lacci pieni di
lusinghe di un vissuto in presa diretta, il suo appare un ragionare caldo e tagliente, implacabile quel tanto per scovare una credibile verità nei meccanismi dell’esistere, attraverso la figurazione di un puzzle che scompone e ricompone da sé i propri frammenti: la possibilità di esprimere gli accadimenti nella loro interezza genera un senso di vicinanza alle condizioni del mondo, il tutto mediato da un linguaggio duttile e colloquiale, così che all’identità insignificante del conformismo corrente può subentrare la somiglianza significante tra l’io e la realtà (...)
Donato Di Stasi, dalla prefazione a "La Fata e il Poeta", Fermenti ed., Roma 2007 leggi tutto

La Fata ed il Poeta è una sorta di specchio dell'anima, attraverso il quale Rossella Luongo osserva se stessa, rivive il passato, le sensazioni rievocate dai paesaggi della natura e dai ricordi dell'infanzia e dell'adolescenza...una sorta di terapia per le afflizioni che tormentano la mente ed il cuore (...)
Stefania Marotti, Il Mattino di Avellino, 24 gennaio 2008 leggi tutto

Nei versi di Luongo la Fata e il Poeta...un tentativo di raccontarsi attraverso lo strumento poetico, indagando negli spazi più reconditi dell'animo umano. Un viaggio...che parte dai sentimenti, unico conforto a quel vuoto che troppo spesso sembra invadere l'animo umano, unica strada capace di condurre al di là della quotidianità. La poesia diventa perciò antidoto, arte che sola consente di vivere meglio, permettendo di rievocare sensazioni (...)
Corriere dell'Irpinia, 26 gennaio 2008 leggi tutto

Nelle poesie di Rossella Luongo i motivi appaiono svelati dalla lirica musicalità del verso...in cui amore e tristezza si sposano in un meraviglioso accordo (...)
Nicola Esposito, Buongiorno Irpinia, 27 gennaio 2008 leggi tutto

Tocco, grazia e tono giusto nell'autenticità e leggerezza scrittoria dei versi di Rossella Luongo...un canone del tutto personale...una poesia che non può essere considerata astratta, nè lontana dalla realtà, ma concretamente partecipativa delle immancabili vicende liete e tormentose del nostro mondo interiore (...)
Costanza Valente, Otto Pagine Avellino, 27 gennaio 2008 leggi tutto

Nelle liriche, un percorso non casuale in cui l'analisi del dato emozionale è strumento per sedare angosciose contraddizioni e chiarire un rapporto con la realtà, che non è sempre pacifico...un delicato amore per il quotidiano e le piccole cose che supera la freddezza "minimal", per addentrarsi in toni più consoni ad atmosfere ottocentesche, da pacato e pacifico interno "bourgeoise" con figure centrali e dominanti. Frammenti di realtà, briciole di fotogrammi in "close up" che, graffiati a volte, appuntano lo sguardo su macroparticelle, quasi iperrealiste, dentro cui graffiare con gli occhi per far sanguinare il velo misterioso del reale (...)
Antonella Russoniello, Buongiorno Irpinia, 17 febbraio 2008 leggi tutto

Per aver saputo esprimere, poetando, i più puri e nobili sentimenti dell'animo umano (motivazione del premio alla lirica "Il Mosaico")
Carlo BiancoPres. Giuria Premio di Poesia Montefredane - Avellino 1994

L'aver forzato il corso degli eventi per raggiungere solo uno scenario fittizio, trova riscatto nella consapevolezza del proprio errore e nel riporre in essa il segreto della saggezza" (motivazione del premio alla lirica "Il Sole")
Pietro Pelosi, Pres. Giuria Premio di Poesia Serino - Avellino 1996

Il racconto "Delizia ai lamponi" è stato definito “un viaggio nell'io femminile di una narratrice divisa fra due uomini e due vite, di tono sincopato e metropolitano”
Corriere del Mezzogiorno, Napoli 1999

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